Pubblicato da: admin | 22 marzo 2010

Un mese dopo il disastro

Domani sará trascorso un mese dal disastro sul fiume Lambro. Il clima era giá quello della campagna elettorale e quindi la probabilitá che i politici abbiano usato anche questa situazione per avere visibilitá e’ molto alta. 

A mio avviso quanto detto dal presidente della LIPU e’ sensato. Leggete questa breve intervista riportata da Il Cittadino il 20 Marzo.

Il responsabile per il Piemonte e la Lombardia della LIPU, Massimo Soldarini, ricostruisce quanto accaduto: «Martedì 23 febbraio – scrive in una relazione dettagliata – si è verificato lo sversamento di idrocarburi contenuto nelle cisterne della Lombarda Petroli, a Villasanta, in provincia di Monza-Brianza. Nei giorni seguenti si tentano interventi più o meno riusciti per arginare il gasolio di riscaldamento e l’olio combustibile sversati, con scarsi successi, così gli idrocarburi arrivano presto al Po. Poi lunedì 1 marzo, al Tg1 delle 20, cioè 6 giorni dopo il disastro, il capo della Protezione civile, il sottosegretario Guido Bertolaso, dichiara chiusa l’emergenza. E così si spengono i riflettori sul disastro ambientale». Soldarini è sconcertato anche per le notizie più disparate che sono circolate in merito alle quantità effettivamente sversate e a quelle recuperate: 2600, 2800 o addirittura 5500. Un balletto di cifre, dichiarazioni di stato d’emergenza, poi il governatore Roberto Formigoni che arriva a Lodi con il ministro Stefania Prestigiacomo e dichiara che il Lambro tornerà balneabile nel 2015, anno dell’Expo. «Ma come – commenta Soldarini -? Se il Lambro è stato dichiarato morto poco tempo fa dalla stessa Regione, tanto che aveva chiesto una proroga alla direttiva acque per raggiungere parametri accettabili della qualità del fiume, come è possibile? E poi perché allora è stato chiesto lo stato di calamità, poi accordato dal governo, con richieste di denaro esorbitanti? A cosa servono questi denari? In sei giorni si chiude l’emergenza, ci dicono che i parametri ritornano nella normalità, non c’è uno straccio di progetto di bonifica e già si pensa a come spendere i nostri soldi. Sarebbe come pensare di ricostruire una casa crollata dopo soli sei giorni, sulle sue macerie, senza sapere quanto possa costare, senza un progetto, ma intanto ci portiamo avanti con il lavoro e mettiamo lì un po’ di soldi». Il presidente è sconcertato: lo sversamento di poche gocce di prezioso petrolio – dice – ha intasato e mandato in tilt il depuratore che serve 800mila abitanti della ricca Brianza e che forse, per farlo ripartire, servirà un mese.Nel frattempo questi abitanti scaricheranno direttamente nel Lambro e da qui nel Po e poi nel mare Adriatico. Cosa stia succedendo al Po e al suo delta nessuno può dirlo. Ce conseguenze ci saranno a questi ecosistemi, nemmeno. Chi pagherà per tutto questo? Io non ho molte speranze. L’emergenza non è affatto finita. Incomincia adesso».

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